domenica 21 giugno 2015

Autobus 30c ore 14 - direzione: da Firenze a Campi Bisenzio

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Bambina con le sopracciglia rosse, avrà circa 4 anni. È vestita con un prendisole rosa e bianco e dorme in braccio alla sua mamma che le ha messo una maglina bianca sulle spalle ma non serve. Ci sono almeno 30 gradi su questo bus. La mamma parla in russo con altre due signore, una bionda con gli occhi verdi e una con i capelli castani con una ricrescita bianca di almeno tre centimetri, netta e definita. La signora bionda guarda la bambina e dice qualcosa alla mamma, la mamma le risponde guardando la bambina e sorridendo, mentre le sposta i capelli sudati dal collo.
Ragazza nera maggiorata con canottiera, una collana d’oro affonda nello scollo non si vede nemmeno il ciondolo, leggins rosa contengono due cosce super formose, sode e rotonde, ha treccine nere e bionde, auricolari nelle orecchie e broncio. È annoiata o è semplicemente la sua espressione rilassata?
14 anni apparecchio, riccioli, occhi disegnati con la matita nera, tutti sorrisi per lui.
Lui, camicia a quadri nera e rossa, un po’ sovrappeso, faccia lisca senza barba, capelli rasati di lato con la cresta sopra. Ha un atteggiamento disinvolto come di uno che sta prendendo le misure con le cose che contano e riceve le sue prime conferme.
Ragazzo biondo, 25 anni circa, camicia nera troppo attillata, jeans a vita alta e orologio con un quadrante esagerato, borsa del computer e occhi azzurri dietro la montatura invisibile con l’asta blu. Nessuno mi toglie dalla testa che li ha comprati perché la commessa gli ha detto che si intonavano ai suoi occhi. Lo chiamano al cellulare e rivela un freschissimo accento del sud ma sa che siamo in via Baracca, dice che sta arrivando. Sembra che si sia trasferito da poco, magari è a Firenze per studiare, magari i suoi cugini sono già saliti e lui li ha raggiunti dopo.
Ragazzo in giacca e cravatta che scrive sul cellulare in maniera compulsiva, ma che scrive? Ha il trolley piccolo, torna da un viaggio e sta andando in ufficio o sta partendo? Mi pare torni, troppo rilassato, nonostante la cravatta regimental strettissima al collo. Nessuno lo chiama, se lo sentissi parlare magari capirei qualcosa di più.
Donna cinese, faccia enorme e piatta, pantaloni gialli cortissimi, maglia di lurex a maniche lunghe dorata, carrellino della spesa e borsa di finta pelle consunta. Sulle unghie un lontano ricordo di smalto color ruggine. Non ha lo sguardo incredulo di certi cinesi di Prato che una vita così nemmeno sapevano esistesse. Sembra delusa e amareggiata, ha le rughe ai lati del naso e guarda nel vuoto, cambiando direzione ogni tanto.
C'è brusio ma non capisco nulla, si staranno parlando almeno cinque lingue e nessuna che io conosca, solo gli annunci della prossima fermata.
L'odore lo capisco: sudore, smog che entra dal finestrino, puzzo di fritto a tratti, anche se l’odore dell'autobus è un po' uguale sempre.

Come lo definì mia zia dopo un giro sui mezzi di Roma zona Vaticano "è odore di umanità".

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