domenica 26 gennaio 2014

Un lupo troppo lungo


 Quando il professore con cui mi sono laureata mi riconsegnó la tesi dopo l'ultima revisione mi disse "peccato non avere avuto qualche settimana in più per poterla asciugare un po'" e io ci rimasi malissimo. Era come se mi avesse detto "peccato questa mano con cinque dita, magari potessimo avere un po' di tempo in più per tagliargliene uno".
La tesi era il mio prodotto artistico – la politica monetaria della Federal Reserve mi aveva avvinto a tal punto da sembrarmi l’argomento più figo su cui scrivere -e non volevo tagliarla per nessuna ragione al mondo. Tutto mi sembrava fondamentale, non importava che avessi scritto delle note a volte più lunghe del paragrafo stesso.
Capii la sua affermazione poi, quando mi sono scoperta a saltare a piè pari paragrafi su paragrafi di altri scrittori che come me "toccatemi tutto ma non tagliate i miei testi".

Non so se Martin Scorsese abbia provato lo stesso feroce attaccamento ad ogni singolo fotogramma del suo The wolf of Wallis street ma avrebbe fatto bene a lasciare che sforbiciassero su alcune scene.
Si parte di gran carriera: Jordan-Di Caprio non è il classico figlio di puttana che lavora a Wall street. Vuole fare i soldi ma è diverso da quel coglione di Matthew McConaughey, il suo primo capo a Wall Street (il turpiloquio è per abituarvi al linguaggio del film, su Vanity ho letto che si dice fuck 576 volte). Giovane ventiduenne comincia a lavorare dando il massimo ma la società chiude e si ritrova a piedi.
È qui che comincia il bello, Jordan cerca altre strade per fare soldi nella finanza. Comincia una girandola di personaggi per niente banali, dialoghi surreali ma credibili, scene divertenti. Il protagonista ti punta l’indice addosso, ti spiega quello che sta succedendo, ti coinvolge. La prima parte del film passa in un soffio.
Poi i soldi cominciano ad essere tanti, troppi, e con quelli anche le scene che ci raccontano come facevano a spenderli. Indovinate? Sesso, droghe e motori. Dopo l'ennesima inquadratura di un paio di natiche e di una striscia di cocaina ti domandi "e quindi?".
Il quindi arriva molto lentamente, il film piano piano sfuma verso la fine, avvolto in una spirale di fatti che potrebbero anche essere colpi di scena se non ne fossimo già in overdose (quando prende la droga scaduta, quando rapisce la figlia).
Così come il trailer, anche il film non mi ha entusiasmato troppo, ad eccezione di Leonardo di Caprio anche questa volta eccezionale, sempre credibile.
Paola Jacobbi in uno degli ultimi numeri di Vanity Fair l’ha incalzato con domande per niente ruffiane e lui ha risposto senza la tipica falsa modestia degli attori hollywoodiani “sono in privilegiato”. Ha detto invece che il successo su di lui non è sprecato, si è fatto in quattro per averlo.
E se lo merita.

Visto: The wolf of Wall Street (film di Martin Scorsese 2013)

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