martedì 28 ottobre 2014

Attrazione+Amicizia=Trombamico?


Esisteranno ancora quelle coppie di amici di sesso opposto tra cui esiste una tensione sessuale che non è stata sviscerata sul materasso? Forse sono in via di estinzione, se si considera la proliferazione del “trombamico” (per gli internazionali “friends with benefits)”. Navigando su internet tocca ricredermi, non è una semplice scorciatoia ma una vera e propria disciplina regolata da una serie di norme a cui è bene attenersi per non cadere in situazioni ancora più complicate da quelle che hanno spinto fin lì.
 
E comunque c’è sempre l’eccezione che conferma la regola:  due amici che fanno sesso e pouf… scoppia l’amore.

Credo ormai siano pochi quelli che lasciano intentata l’attrazione sessuale per l’amico, era roba adatta ai tempi di Battisti e Mogol. I dubbi c’erano anche all’epoca , dato che si esordiva con “può darsi io non sappia cosa dico…” ma forse c’era un’altra consapevolezza.

L'eccitazione è il sintomo d'amore
al quale non sappiamo rinunciare.
Le conseguenze spesso fan soffrire,
a turno ci dobbiamo consolare
e tu amica cara mi consoli
perché ci ritroviamo sempre soli.

ASCOLTATO: Una donna per amico - Lucio Battisti 
VISTO: Harry ti presento Sally (1989) di Rob Reiner

lunedì 3 febbraio 2014

Loro sono sdraiati, sì, ma io che c'entro?


da www.nanopress.it


Ho finito di leggere “Gli sdraiati” di Michele Serra circa un mese fa ma non ero ancora riuscita a inchiodare in un pensiero preciso quella sensazione di fastidio e irritazione che mi ha lasciato addosso. Il fatto che non sia scivolato come acqua fresca è sicuramente un merito ma adesso credo di sapere perché non mi ha conquistata fino in fondo.
Il romanzo è quasi un lungo monologo dove un padre narratore ci racconta delle abitudini del figlio, non delle sue azioni o dei suoi pensieri, ma di quello che lui registra dal suo osservatorio. Ci sono riflessioni che vale la pena di leggere come l’esperienza d’acquisto da Abercrombie and Fitch (Polan & Dompy nel libro), il comportamento dei teen agers sui social network,  la scena chiave del libro con il figlio sdraiato sul divano tra computer, televisione, cellulare, ipod e libro di chimica, e l’altrettanto significativo colloquio di una mamma con l’insegnante. Il figlio e tutti i coetanei che lo circondano vengono descritti come apatici, disinteressati al mondo circostante, inconfutabilmente maleducati.
Accanto alla loro, a volte sconfortante, quotidianità (persino del mancato uso dello scopettino per wc si parla) si inseriscono altri due filoni. Uno è relativo ad un romanzo che il padre narratore sta pensando di scrivere e che non è altro che un espediente per riuscire a dire, in maniera non troppo banale, che un mondo dove dominano i vecchi non è cosa buona e giusta.
L’altro filone è la storia del Colle del Nasca, un posto simbolico dove il padre del narratore lo portò da piccolo e dove lui adesso sente in dover portare il suo, di figlio. Le stravaganti suppliche che si inseriscono nei paragrafi alleggeriscono l’atmosfera con ironia e aprono il finale del libro, quando finalmente viene ottenuto un sì.
Il figlio accetta di andare ma lo fa come dice lui, con vestiti e scarpe inappropriate. Sembra quasi impossibile che in quelle condizioni si possa raggiungere la vetta, si flagella il padre, mentre il figlio è già arrivato a destinazione. Ed è in quel momento che il padre capisce di aver fatto il suo lavoro, adesso può lasciarlo andare, il futuro è suo, il mondo è suo.
Bello, suggestivo, chiusa perfetta.
Ma, un momento! Come fa questo debosciato che vive immerso nei calzini putridi, non presta la minima attenzione al mondo circostante, fa cose oggettivamente stupide e anche irrispettose nei confronti dei genitori, ad andare nel mondo? È qui che il libro mi irrita.
Serra ha detto di aver voluto criticare questo padre, ma dove si dovrebbe sentire una presa di coscienza? Forse nelle deboli domande “avrei dovuto farti più carezze o mandarti più a fanculo?”. Mi sembra come l’automobilista che abbandona l’abitacolo mentre la sua macchina continua ad andare. Ok, d’accordo, può non andare a sbattere, ma perché non l’ho messa in sicurezza? Non mi sono sforzato di mantenere quelle regole che creano conflitti ma che fanno crescere?
Il mondo va a rotoli, sembrano continuare a dire gli attuali cinquantenni/sessantenni, prima era meglio di ora, senza mai uno che dicesse: cazzo, ma quell’ora l’ho fatto io!

LETTO: Gli sdraiati (2013) Michele Serra

sabato 1 febbraio 2014

Ci si ama, nonostante tutto


da cinema.sky.it


Tutti i santi giorni prende il titolo dal rituale mattutino con cui il protagonista Guido, un colto, timido e impacciato portiere notturno sveglia la sua ragazza Antonia, un'aspirante cantante che lavora in un'agenzia di autonoleggio. Le porta il vassoio con la colazione e le racconta la storia del santo del giorno. Sembrano un po' Elide e Arturo de Gli amori difficili di Italo Calvino, con il calore del corpo di lei ancora nel letto e il freddo addosso di lui, appena rientrato.
Ma invece di essere sposati e di scambiarsi qualche abbraccio pieno di tenerezza, la coppia di Virzì convive e vuole un figlio e la mattina, spesso, fa quello che ci vuole per averlo.Il bambino però non arriva, costringendoli alle tribolazioni della fecondazione assistita. Da qui entrano in gioco una serie di personaggi che incrociandosi con Guido, buono, puro, colto e innocente come nessuno può più permettersi di essere, ci mostrano come sono i nostri tempi.
Fatti di genitori che vogliono aiutare i figli, chi con una busta di soldi, chi col comprarti un appartamento. Padri e madri che vogliono sapere se il contratto è regolare: di lavoro, di affitto, di unione. Che magari si adeguano ma proprio non capiscono come si possa voler fare un lavoro modesto come il portiere notturno, soprattutto se laureati.
C'è la moralità bigotta di chi considera una trentatreenne come una primipara attempata, peggio ancora se non sposata. Ci sono le ingiustizie della vita, fatte di tre figli venuti al mondo probabilmente da un coito interrotto mentre altre coppie restano in attesa perenne. Ci sono le persone che non hanno mai usato la parola per comunicare: uno spintone, uno schiaffo e se non hai capito un pugno e ti sfascio il naso.
Se all'inizio si prova tenerezza e forse anche un po' di irritazione verso Guido, alla fine c'è solo sdegno per il mondo che lo circonda ma tempo un attimo e ci si rende conto che è il mondo che ci circonda.
Virzì che propone? Non è il tipo da lanciare un messaggio “era meglio non venirci nemmeno al mondo, se doveva essere questo”, perché la vita va avanti, nonostante tutto. E due persone si amano e si salvano l'un l'altra, nonostante gli errori e le insicurezze, il disagio e la sensazione di essere sbagliati e fuori posto. Nonostante un treno che passa sulla scogliera in Sicilia e lacera la bellezza del paesaggio.

VISTO: Tutti i santi giorni (2012) di Paolo Virzì

LETTO: Gli amori difficili (1993) di Italo Calvino

domenica 26 gennaio 2014

Un lupo troppo lungo


 Quando il professore con cui mi sono laureata mi riconsegnó la tesi dopo l'ultima revisione mi disse "peccato non avere avuto qualche settimana in più per poterla asciugare un po'" e io ci rimasi malissimo. Era come se mi avesse detto "peccato questa mano con cinque dita, magari potessimo avere un po' di tempo in più per tagliargliene uno".
La tesi era il mio prodotto artistico – la politica monetaria della Federal Reserve mi aveva avvinto a tal punto da sembrarmi l’argomento più figo su cui scrivere -e non volevo tagliarla per nessuna ragione al mondo. Tutto mi sembrava fondamentale, non importava che avessi scritto delle note a volte più lunghe del paragrafo stesso.
Capii la sua affermazione poi, quando mi sono scoperta a saltare a piè pari paragrafi su paragrafi di altri scrittori che come me "toccatemi tutto ma non tagliate i miei testi".

Non so se Martin Scorsese abbia provato lo stesso feroce attaccamento ad ogni singolo fotogramma del suo The wolf of Wallis street ma avrebbe fatto bene a lasciare che sforbiciassero su alcune scene.
Si parte di gran carriera: Jordan-Di Caprio non è il classico figlio di puttana che lavora a Wall street. Vuole fare i soldi ma è diverso da quel coglione di Matthew McConaughey, il suo primo capo a Wall Street (il turpiloquio è per abituarvi al linguaggio del film, su Vanity ho letto che si dice fuck 576 volte). Giovane ventiduenne comincia a lavorare dando il massimo ma la società chiude e si ritrova a piedi.
È qui che comincia il bello, Jordan cerca altre strade per fare soldi nella finanza. Comincia una girandola di personaggi per niente banali, dialoghi surreali ma credibili, scene divertenti. Il protagonista ti punta l’indice addosso, ti spiega quello che sta succedendo, ti coinvolge. La prima parte del film passa in un soffio.
Poi i soldi cominciano ad essere tanti, troppi, e con quelli anche le scene che ci raccontano come facevano a spenderli. Indovinate? Sesso, droghe e motori. Dopo l'ennesima inquadratura di un paio di natiche e di una striscia di cocaina ti domandi "e quindi?".
Il quindi arriva molto lentamente, il film piano piano sfuma verso la fine, avvolto in una spirale di fatti che potrebbero anche essere colpi di scena se non ne fossimo già in overdose (quando prende la droga scaduta, quando rapisce la figlia).
Così come il trailer, anche il film non mi ha entusiasmato troppo, ad eccezione di Leonardo di Caprio anche questa volta eccezionale, sempre credibile.
Paola Jacobbi in uno degli ultimi numeri di Vanity Fair l’ha incalzato con domande per niente ruffiane e lui ha risposto senza la tipica falsa modestia degli attori hollywoodiani “sono in privilegiato”. Ha detto invece che il successo su di lui non è sprecato, si è fatto in quattro per averlo.
E se lo merita.

Visto: The wolf of Wall Street (film di Martin Scorsese 2013)